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Sebastiano Rossi, prodezze e pazzie da recordman

“Bisogna essere un po’ pazzi per fare il portiere”. Una frase che abbiamo sentito ripetere di continuo sin dall’infanzia, quasi fosse un mantra. Certo non pensavamo che qualcuno potesse prenderla così alla lettera come Sebastiano Rossi. Un cognome piuttosto comune, per un personaggio mai banale.
Quasi due metri per novanta chilogrammi e un carattere difficile a dir poco, Rossi debutta nel settore giovanile della squadra della sua città, Cesena, con brevi parentesi in prestito a Forlì, Empoli e Rondinella. Dopo tre stagioni in Serie A con i bianconeri, impreziosite da buone prestazioni, Arrigo Sacchi lo ingaggia al Milan come riserva di Pazzagli, per poi lanciarlo definitivamente come portiere titolare in rossonero.
Con Rossi tra i pali e una difesa granitica (è doveroso ricordarlo), il Milan vive il suo periodo di successi più lungo, conquistando 5 scudetti, 1 Coppa dei Campioni e svariati altri trofei, oltre a stabilire un record d’imbattibilità in campionato tuttora detenuto: 929 minuti senza subire gol, dalla 16a alla 26a giornata della stagione 1993-1994. Trionfi straordinari, che per Rossi si fondono a un carattere ruvido e momenti di pura follia.
Chi lo conosce, infatti, racconta che per lui subire un gol era come morire, una scarica di rabbia senza mezze misure, che si poteva intuire dalla furia con cui Rossi andava a raccogliere il pallone in fondo al sacco. Lo sa bene soprattutto l’attaccante Cristian Bucchi, che nel tentativo di recuperare la sfera al posto suo durante un Milan-Perugia del 1998, per accelerare, si è beccato una manata da ko in pieno volto. Risultato: cinque giornate di squalifica e saluti definitivi al ruolo da titolare in rossonero, conditi qualche stagione più tardi da una rissa sfiorata con l’allenatore dell’epoca Alberto Zaccheroni e l’amministratore delegato Adriano Galliani.
Ma di fronte ad un energumeno burbero come lui, uno che doveva fare? Anni prima un tifoso del Foggia provò ad intimidirlo un po’, cercando di colpirlo in campo con un petardo. Non si aspettava, però, la risposta di Rossi, che raccolse l’ordigno ancora acceso per restituirlo in tribuna direttamente al suo aggressore.
“Nessuno può mancarmi di rispetto”, amava sottolineare l’estremo difensore, anche quando nel 2007, a carriera terminata, è stato accusato di minacce, ingiurie e sequestro di persona con tentata violenza privata, o quando nel 2011 viene condannato a 56 giorni di reclusione, trasformati poi in pena pecuniaria, per aver colpito con un pugno un Maresciallo dei Carabinieri, reo di averlo redarguito per aver fumato all’interno di un bar.
Parafrasando Begbie, anche Rossi probabilmente ‘si faceva di persone’. Un personaggio orgoglioso e dal carattere indecifrabile, in grado di passare in poco tempo dai più grandi trionfi del calcio internazionale a sfide a biliardo e scazzotatte nei pub.
Di lui ultimamente si sono perse un po’ le tracce, ma Begbie un recordman del genere non poteva fare a meno di ricordarlo.

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