#WeStand: com'eravamo, come saremo? Andrea Rigano Agenzia Alcatraz

#WeStand: com’eravamo, come saremo?

“Tra qualche anno sarà un culto. Diventerà come ‘Ragazzi di stadio'”. È stato il primo commento che ho ricevuto dopo aver pubblicato una foto di #WeStand, il libro fotografico dedicato agli ultras di Andrea Rigano, edito da Agenzia Alcatraz.

 

#WeStand: com'eravamo, come saremo? Andrea Rigano Agenzia Alcatraz

 

#WeStand – come spiega l’introduzione di Angelo Mora – cattura un periodo molto preciso, dal 2003 al 2010″. Un momento storico che comprende anche due episodi chiave per il movimento ultras: la morte di Gabriele Sandri e di Filippo Raciti. Ma la realtà è che, in pieno periodo pandemia, sembra sia passata un’era geologica dalle curve degli stadi agli striscioni “Andrà tutto bene” che troviamo oggi sparsi per i balconi di casa.

 

#WeStand: com'eravamo, come saremo? Andrea Rigano Agenzia Alcatraz

 

Sfogliandolo in entrambe le sue parti, una dedicata ai ritratti sugli spalti (prevalentemente in stadi nel Nord-Est) e l’altra riservata alla repressione delle Forze dell’Ordine, sembra quasi di approcciarsi al catalogo di quella che tra qualche anno potrebbe rappresentare una mostra fotografica underground, un approfondimento di una sottocultura ormai lontana, in cui comunque non c’è spazio per i pregiudizi.

 

“In queste immagini non ci sono ultras buoni e cattivi – prosegue l’introduzione – belli e brutti, onesti e disonesti, di destra e sinistra, tolleranti e razzisti. Ci sono ultras, e basta”.

 

#WeStand: com'eravamo, come saremo? Andrea Rigano Agenzia Alcatraz

 

Tra una pagina e l’altra si passa così tra le gradinate del “Romeo Menti” di Vicenza, che rappresentano quasi una presenza fissa nella raccolta, e tra gli striscioni dei ‘Butei’ dell’Hellas Verona, dal clima più ruspante della Lega Pro agli Europei del 2008, oltre a partite che per qualcuno verranno tramandate per generazioni, come Udinese-Panathinaikos di Champions League. Il tutto, nonostante eterogeneità delle curve immortalate, con un unico filo conduttore: catturare l’essenza di una passione.

È difficile, infatti, sfogliando #WeStand, non ripensare alla prima volta allo stadio, alla prima volta in curva, o alle situazioni più esaltanti vissute tra i gradoni. Non so se #WeStand diventerà, a modo suo, un cult generazionale come “Ragazzi di Stadio”, ma è sicuramente una rappresentazione ben riuscita e da non perdere di ciò che eravamo, e di ciò che ogni frequentatore di stadio è tutt’ora, anche chiuso tra le mura di casa a svenarsi con le pay-tv o a bestemmiare per uno streaming illegale decente. Nella speranza che il lavoro di Andrea Rigano non rappresenti presto un elogio funebre a un movimento sempre più bistrattato.

 

#WeStand: com'eravamo, come saremo? Andrea Rigano Agenzia Alcatraz

 

“There’s no story without struggle” è la giusta frase di chiusura dopo un viaggio di 192 pagine tra gli ultras italiani e, personalmente, la trovo coerente anche con l’attuale momento storico che stiamo vivendo. La retorica secondo cui leghe calcistiche e club siano impegnati nell’eliminazione degli ultras nell’ottica di una graduale riapertura degli stadi, con accesso privilegiato al tifoso-cliente, non mi convince del tutto. Sicuramente l’intero movimento subirà dei cambiamenti e sarà costretto a mutare di pari passo con la società, come del resto da diversi decenni a questa parte, ma non per questo dovrà scomparire definitivamente. Dove c’è passione, ribellione e senso di appartenenza: allo stadio, a un concerto, in un pub, a una partita di calcio popolare, in viaggio, ciondolanti per strada dopo qualche bicchiere in più, lì ci troverete. #WeStand.

 

 

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