Andre Gray: storia di un "Bad Boy" finito nella terra maledetta

Andre Gray: storia di un “Bad Boy” finito nella terra maledetta

Il Lancashire sta al calcio come il Galles al rugby. Ogni paese ha un suo catino rovente, una sua tifoseria calda, un talento da ammirare, un giocatore lontano dai campioni patinati da oggi, uno di quelli che se non facesse magie con la palla tra i piedi probabilmente sarebbe finito e non per sbaglio ad occupare qualche galera.

Andre Gray, venticinque anni è uno di quelli. Fisico da pugile, braccia ricoperte da tatuaggi, cicatrice sulla guancia sinistra. L’attaccante di Wolverhampton vanta un passato turbolento, quello di un ragazzo cresciuto nei sobborghi, dove le risse in strada e le scazzottate con le bande rivali corrispondevano all’ordine del giorno. “Non fossi stato così bravo a giocare a calcio probabilmente sarei finito dentro, oppure rimasto fuori. Dipende dalle prospettive” – sogghignò lui durante un’intervista al Daily Mail.

Andre Gray: storia di un "Bad Boy" finito nella terra maledetta Bradford

È partito dalla League Two, dove si è fatto le ossa, ha scoperto il fascino della Coppa d’Inghilterra, segnando al debutto con gli sconosciuti dell’Hinckley United. Un titolo di miglior marcatore in Conference con il Luton Town un anno dopo, lo ha consacrato come giovane sul quale scommettere.

Oggi Gray è capocannoniere della Championship e sta spingendo il suo Burnley a riscrivere la storia. I ventidue gol in campionato e il primo posto di un club che fa della fisicità la sua forza la dicono davvero lunga. La sintonia nata con un altro delinquente prestato al mondo del calcio, Joey Barton, suo compagno di squadra, sembra essere la chiave di questo successo.

Andre Gray: storia di un "Bad Boy" finito nella terra maledetta Burnley Joey Barton

Ai giorni nostri della rivoluzione industriale che diede grande lustro e lavoro alla cittadina del Lancashire è rimasto ben poco. Le fabbriche e le miniere sono in gran parte chiuse e la città vive un difficile presente di dormitorio dove la disoccupazione giovanile rimane altissima. A Burnley tuttavia non manca il tifo per i Clarets, tant’è che l’affetto è uno dei più indiavolati e sentiti di tutta l’Inghilterra.

Negli Anni Ottanta a riempire le pagine di Nera dei quotidiani inglesi fu la Suicide Squad, la firm che seguiva la squadra. Un centinaio di membri in tutto che oggi a causa dell’interdizione a vita da tutti gli stadi, sono costretti a vedersi le partite al Forester’s Arms, il pub aperto da Andrew Porter, leader indiscusso.
E mentre uno di loro sorseggia una pinta in Todmorden Road. Andre Gray ogni fine settimana si allaccia gli scarpini e scende in campo. E quando il pallone rotola dalle sue parti in zona d’attacco, lui ci si fionda sopra con la stessa aggressività di quando giocava in strada.

[articolo di Federico Gervasoni per TheBegbieInside.com]

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