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‘Money can’t buy you love’, il derby sbarca a New York. Cosmos-Red Bull: tra bibite gratis, Re di Francia e… un onnipotente

“Se (i media) vogliono creino pure una rivalità, ma come possiamo essere rivali di una squadra che non è neanche nella nostra lega?”: mani avanti a firma di Mike Petke, allenatore dei New York Red Bulls. Già lo scorso 21 maggio non era difficile leggere la stizza nelle sue parole. I New York Cosmos dovevano giocare contro i Brooklyn Italians in US Open; una vittoria li avrebbe proiettati al turno successivo proprio contro i Red Bulls. Un derby come raramente – se non mai – se ne vedono nel calcio statunitense. Già allora Mike Petke sapeva.

Il calcio negli Stati Uniti non è solo MLS (Major League Soccer). Certo, è il campionato trainante grazie ai Beckham e ai Donovan. Ma una volta, negli anni ’70-’80, regnava la NASL (North American Soccer League). E di pari passo si estendeva l’impero dei Cosmos. Una squadra favolosa e irripetibile, capace di schierare contemporaneamente Pelé e Beckenbauer, Carlos Alberto e Chinaglia. Un Chinaglia che sgridava Pelé in persona: “Stai sulla fascia, non venire sempre in mezzo all’area!”, come fosse un brasiliancello qualunque. Il vero meltin’ pot del calcio mondiale era lì, in maglia biancoverde. E gli americani si spellavano le mani dagli applausi, arrivando nel 1978 a una media di oltre 47 mila spettatori.

Il tempo ha condannato al declino e alla scomparsa quell’epoca d’oro. Vennero gli anni ’90 prima, i 2000 poi, e con essi il mondo è tornato ad affacciarsi negli Stati Uniti, dove i LA Galaxy acquistavano David Beckham e i NY Red Bulls ingaggiavano un certo Titì Henry, il Re in attività del calcio francese, ancor oggi capitano e inamovibile numero 14. Nel frattempo la NASL ha ritrovato vigore, soprattutto grazie alla rinascita dei Cosmos, nel 2010. Certo, vige un’altra economia. Il Presidente onorario sarà pure Pelé, sì; il Direttore sportivo sarà anche stato Eric Cantona, va bene; ma i soldi sono pochi. Tre anni di gestazione hanno portato al ritorno in campo dei Cosmos nel 2013, giusto in tempo per iscriversi alla NASL e vincerla a mani basse, capitanati come da tradizione da un grande calciatore sul viale del tramonto, quel Marcos Senna che al Villarreal fece faville.

MLS e NASL sono rette parallele; non si possono toccare. Negli Stati Uniti non esistono promozioni e retrocessioni, ogni lega rende conto a sé e decide chi includere ed escludere di anno in anno. La MLS viene però considerata il primo campionato, il proscenio delle stelle e delle strisce; la NASL, al più, è un retropalco. Perché allora i Cosmos, franchigia per antonomasia del calcio statunitense, non si sono iscritti in MLS? Di fondo c’è sempre il Dio denaro: la MLS è infatti proprietaria delle franchigie, che vengono affidate ai presidenti. Un caso unico al mondo: come se la FIGC affittasse la Juventus agli Agnelli. Certo, ci sono gli sponsor e la pubblicità è massiva, ma solo la NASL permette una gestione “europea” del marchio. E ai proprietari sta bene così, per oggi.

I giochi di dollari e tradizioni porteranno al primo, vero derby di New York il prossimo 14 giugno. La sede sarà l’Hofstra University, stadio di casa dei Cosmos. “Avrei preferito un’altra data”, borbottava Petke prim’ancora che i Cosmos si qualificassero. E di nuovo: “Hanno permesso alla squadra ospitante di scegliere il giorno della partita. Lo trovo strano”.

Gli americani parlano di ‘almighty dollar’, dollaro onnipotente. Qui regnano i Red Bulls, finanziati da un colosso mondiale, capaci di schierare Re Henry in persona e di sopperire alla storia con i milioni, come il calcio moderno insegna. Dall’altra parte i Cosmos, carne e spirito del calcio negli Stati Uniti. Qui il tetto salariale è degno della Lega Pro, eppure dopo Senna si vocifera l’acquisto di un certo Raul Gonzalez Blanco, se conoscete.

Mike Petke sapeva, e ha capito. Tra due settimane le rette parallele si incontreranno. Due universi che nulla hanno a che vedere l’un con l’altro – perché questo deve essere ogni derby degno di tal nome. Mike Petke sapeva. Lo sanno anche gli inglesi, che di calcio qualcosa masticano, e di padre in figlio tramandano: “Money can’t buy you success. Money can’t buy you love. But love can buy you success”. La favola Cosmica è risorta. In barba al dollaro.

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P.s.: non c’è derby senza goliardia. Un mese fa l’Edmonton, squadra di NASL, ha regalato una bevanda speciale ai primi mille tifosi entrati allo stadio nella partita contro i Cosmos. Che bibita?
Una Red Bull, ovviamente.
Vinsero i Cosmos.

[racconto di Matteo Torre per TheBegbieInside.com]

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