Margaret Thatcher hooligans repressione modello inglese ultras casuals rapporto Taylor report

Come Margaret Thatcher NON ha sconfitto gli hooligan

Modello inglese, repressione, stadi di proprietà. Un mucchio di “belle” parole buttate lì a caso da telegiornali, improbabili opinionisti e quotidiani. Ma non solo. C’è un nome con cui tutti i salotti buoni si riempiono la bocca: Margaret Thatcher, colei che secondo l’opinione pubblica avrebbe sconfitto il fenomeno hooligans nel Regno Unito.

Sicuri non si tratti di un falso mito? Prendetevi un attimo e continuate a leggere và.

Siamo all’inizio degli anni ’80, Maggie è da poco diventata Primo Ministro del Regno Unito e, nel giro di poco tempo, si trova costretta ad affrontare il dilagante fenomeno degli hooligans e della violenza negli stadi.
Pare superfluo specificarlo, ma la Thatcher è una signora di mezza età decisamente poco interessata al calcio. La tragedia dell’Heysel datata 29 maggio 1985 (39 morti in occasione della gara tra Juventus e Liverpool), oltre a diversi violenti scontri durante l’anno, rappresenta il punto di non ritorno per la Iron Lady, determinata a ripristinare in maniera forte l’autorità dello Stato all’interno degli impianti sportivi. In due parole: repressione totale.
“Tutti i tifosi iniziarono ad essere trattati come dei criminali – racconta lo storico John Footnegli stadi, alcuni già vecchi e pericolosi di loro, furono erette barriere di metallo”, venne anche proposta una sorta di tessera d’identità per i tifosi (vi ricorda qualcosa?) e processi per direttissima. Come ciliegina sulla torta, la Thatcher, di comune accordo con l’Uefa, sancì la sospensione dei club britannici dalle competizioni calcistiche europee per 5 anni.

E’ chiaro a tutti che questi provvedimenti non portarono a nulla di buono. Una nuova tragedia è infatti dietro l’angolo.

Hillsborough Liverpool Nottingham Forest hooligans Margaret Thatcher ultras casuals John Foot

Il 15 aprile 1989 a Hillsborough si gioca la semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest. Nessuno scontro tra tifoserie, semplicemente l’impianto non era adatto a contenere un così alto numero di persone e le forze dell’ordine non sono mai riuscite a gestire il flusso del pubblico nelle tribune. I tifosi vennero concentrati in una stretta gradinata e 96 di loro morirono schiacciati sulle barriere di metallo. Il governo ne approfittò per scagliarsi nuovamente sul fenomeno hooligans, salvo fare chiarezza sull’accaduto e scusarsi con i famigliari delle vittime ben 23 anni dopo, nel 2012.

A seguito di questa ennesima tragedia, sul finire del suo mandato da primo ministro, Margaret Thatcher ordinò un rapporto in merito alla sicurezza degli impianti sportivi. E’ il celebre rapporto Taylor che, a partire dal 1990 cercò di ridefinire le più basilari norme di sicurezza negli stadi. Il pericolo più grosso evidenziato nel documento era la presenza di migliaia di tifosi in piedi in spazi stretti. Ogni settore dello stadio da quel momento avrebbe dovuto prevedere posti a sedere sul modello, quando si dice l’ironia, di Italia ’90. I club vennero anche incentivati a privatizzare gli impianti, divenendo responsabili diretti della sicurezza, dotandosi di steward specializzati e telecamere a circuito chiuso. I prezzi dei biglietti furono aumentati, trattando il calcio alla stregua di uno sport per il ceto borghese e nel 1992 nasce la Premier League. La Thatcher, in tutto questo, è fuori dai giochi da un paio d’anni, dopo aver fatto più danni che provvedimenti costruttivi.

Volete sapere, oltre ai nuovi stadi, cos’altro ha rallentato il fenomeno hooligans? I rave, gli acidi e l’MDMA. ‘Madchester’, non la Thatcher!

Madchester by Emily Hayes

I principali gruppi ultras sono nati più o meno tutti negli anni ’60, in concomitanza del successo del genere punk. Il fenomeno casual vero e proprio, che provocò gli scontri più violenti puniti con la repressione thatcheriana, però, risale alla fine degli anni ’70 e al decennio seguente. Ogni squadra aveva il suo gruppo di tifosi facinorosi, che però avevano ormai abbandonato le sciarpe o le maglie del proprio club in favore di abiti e sneaker alla moda. Tutti gli spettatori potevano dunque essere potenzialmente pericolosi e i violenti venivano riconosciuti semplicemente con il “passaparola”. E’ il periodo più nero per il calcio inglese, assopitosi poi con la nascita della rave culture, tra musica alternative ed acid house.

Madcherter rave hacienda factory 24 Hours Party People

I casual, infatti, erano ormai diventati delle sorta di celebrità nelle proprie città, tanto che con il diffondersi dei rave erano sempre di più coloro che iniziavano a dedicarsi alla vita notturna. I tifosi ne seguivano l’organizzazione, partecipavano come DJ, servizio d’ordine e alcune volte garantivano anche la presenza di erba e droghe sintetiche, all’epoca facilmente trovabili a costi irrisori.

Perché svenarsi per le trasferte, con i prezzi degli stadi che nel frattempo erano aumentati in maniera esponenziale, quando è possibile drogarsi, ballare per tutta notte e rimediare anche un po’ di sesso facile?

Madcherter rave hacienda factory 24 Hours Party People

Questo è il ragionamento di gran parte dei ragazzi dell’epoca. E non lo dico io perché ho il blog chiamato The Begbie Inside. Anche uno studio del ricercatore universitario Mark Gilman, che aveva evidenziato l’influenza delle droghe sul decadimento del fenomeno hooligans nel 1994, ed uno dei capi del CCS, il gruppo casual dell’Hibernian, Derek Dykes, nel suo libro These colours don’t run. “Edimburgo all’epoca stava diventando la capitale europea dell’eroina e dell’AIDS. Era sempre più difficile trovare persone disponibili per le trasferte o per le partite allo stadio, perdevamo sempre più uomini. Eravamo numerosi solo quando si trattava di fare nottata al pub, per il resto la gente non si presentava più. Preferiva investire i soldi in una bella serata, acquistando magari un po’ di droga”.

Edimburgo ma non solo, un’altra grande città colpita in maniera profonda da questo fenomeno è Manchester, o ‘Madchester’, come venne ben presto ribattezzata all’epoca della filosofia 24 Hours Party People, tra Joy Division, Stone Roses, Happy Mondays e molti altri. Emblematica fu la finale di Coppa delle Coppe tra Manchester United e Barcellona del 15 maggio 1991 a Rotterdam. I tifosi inglesi arrivarono in massa in Olanda, anche senza biglietto. Il risultato? La maggior parte di loro fece tappa ad Amsterdam per seguire la partita tra prostitute e coffee shop, incuranti della presenza dei rivali avversari.

Madchester United Manchester United Red Devils

Serve aggiungere altro? Veramente no. Aprite un attimo la mente, informatevi sul fenomeno sociologico della rave culture e fate un favore al prossimo che invocherà la Thatcher: linkategli questo pezzo o dategli una forte testata da parte di Begbie.

FacebookTwitterGoogle+tumblrLinkedInPinterestStumbleUponDiggEmail
Commenti